La parrocchia di San Pietro in Bevagna non ha il riconoscimento canonico del Vescovo diocesano (come attesta il can. 1230 del C.J.C) pur godendo, da parte del popolo di Dio, di profonda venerazione attraverso attività di culto e religiosità popolare che lo rendono meta di pellegrinaggi e luogo dalla forte pregnanza spirituale (Nota della Cancelleria Vescovile di Oria, 28 settembre 2020 - Prot. N. CD-143-2020)
I primi documenti relativi alla chiesa di San Pietro in Bevagna risalgono al sec. XI. Nel 1092, il duca di Puglia Ruggero Borsa dona all’abbazia benedettina di San Lorenzo d’Aversa (CE) la chiesa di San Pietro in Bevagna con il casale di Felline. Tale donazione fu confermata nel 1102, nel 1115, nel 1172, nel 1195, nel 1223, nel 1358. I benedettini d’Aversa officiarono il culto a Bevagna per sette secoli, occupandosi anche della gestione del vasto feudo pertinente alla cappella. Nel 1807, in seguito ai provvedimenti soppressivi emanati dal governo napoleonico, la chiesa di San Pietro in Bevagna fu affidata alla cura del vescovo di Oria. La comunità benedettina di Bevagna costituì sempre per la popolazione di Manduria un sicuro punto di riferimento, sia in relazione ai bisogni di carattere spirituale - gestione del culto per l’Apostolo e del flusso di pellegrini al santuario, provenienti talvolta anche dall’estremo Salento - che a quelli di carattere materiale - gestione dell’economia agricola, in riferimento alla proprietà fondiaria. La fondazione monastica, che in origi
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