L’abitato di Savuto si è sviluppato attorno al castello, costruito dalla prima monarchia angioina a salvaguardia delle vie di transito che dal mare si inoltrano verso l’interno. L'impianto urbanistico, di mezzacosta, saldamente ancorato ad uno sperone di roccia affiorante, presenta i caratteri dell'incastellamento con fortificazioni naturali (dovuti al declivio della rupe) e antropiche. Il tessuto abitativo, invece, presenta per lo più edilizia di base
Tra le vicende di abitanti greci che sbarcano sulle coste italiane e fondano colonie ricche e potenti, comincia a nascere e a svilupparsi Savuto, connessa alla vicina Cleto. Con gli Angioini, periodo in cui la costruzione dei castelli passa ad una fase più avanzata rispetto al periodo degli Svevi, il nuovo re di Napoli fa costruire il castello di Savuto, sulla sponda settentrionale del fiume, e lo pone a guardia delle vie di comunicazione che dal mare salgono verso l’interno, quelle stesse vie percorse sotto le bandiere verdi dell’Islam dai guerrieri. Il documento più remoto che si trova relativamente a questo feudo è la Bolla di Clemente IV del 1267 in cui si parla chiaramente di possedimenti terrieri che confinano con Pietramala e Savuto: "finibus Petraemalae et Sabbuti". Segue un documento del 1271: Bartolomeo da Sorrento chiede l’esonero delle collette per il casale di Sabuco in Val di Crati, che è stato abbandonato dai vassalli. Nel 1275-1277 la proprietà feudale di Savuto è ancora a nome di Bartolomeo di Sorrento mentre
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