l'area archeologica conserva i resti della triplice cinta muraria (V-III sec. a.C.) dell'abitato messapico posto in corrispondenza dell'odierna Manduria, insieme alla grande necropoli. Due fossati si interpongono tra le due cinte più interne, che sono più antiche. La cinta esterna, realizzata in opus quadratum e databile al III sec. a.C. risulta essere meglio conservata. Il monumento più noto del parco è senza dubbio il Fonte Pliniano, che deve il suo nome a Plinio il Vecchio che ne ha lasciato una descrizione nella sua Naturalis Historia. Si tratta di un pozzo alimentato da una sorgente all’interno di una grotta, a cui si accede attraverso una rampa scavata nella roccia. La necropoli conserva più di 1200 tombe databili tra il VI e il II sec. a.C., i cui corredi sono esposti in parte nel locale Museo Archeologico. Ne faceva parte la tomba a camera su cui è stato realizzata la chiesetta posta al limite Nord-Occidentale del Parco, costituita da un’aula unica databile al XIII secolo che sovrasta la cripta affrescata di età bizantina che riutilizza la tomba messapica
Il centro di cultura messapica attestato a Manduria, di cui le mura megalitiche e la grande necropoli sono la testimonianza residua, in età preromana dominava il territorio insieme al coevo abitato messapico di Oria, grazie anche al controllo delle principali vie di comunicazione con la vicina colonia magno-greca di Taranto. La cerchia più interna è databile al V sec. a.C., la più esterna fu realizzata probabilmente
Description via ArCo, Italian Ministry of Culture. Coordinates and heritage data from the Atika atlas.
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