Il borgo si presenta con sviluppo urbano che si adatta alle curve di livello, a partire dalla rocca che, con il castello, è posta nell'area più in alto. Nell'impianto viario, edilizio e nei materiali è evidente l'impronta medievale e, soprattutto, l'intento difensivo. Restano tracce delle quattro porte che un tempo costituivano l'impianto difensivo antropico: sotto gli Angioini era delimitato da una cinta muraria con la “Porta di Mare” che permetteva l’uscita per accedere verso la marina, e la “Porta degli Orti” che costituiva l’ingresso per chi era dedito alle attività rurali; con l’arrivo degli Aragonesi furono aperte le altre due porte, “Porta del Fosso o del Principe”, posta vicino al fossato oggi non più visibile, e “Porta della Piazza”. Il tessuto edilizio è per lo più di base, con una serie di case torre che, ancora oggi, presentano tracce di feritoie e posti di guardia. Non di rado, sono presenti tipologie "palaziate" nobiliari a corte
Le prime origini del borgo sono associate al nome romano "Blanda" che gli storici concordano nell'associare a Tortora seppur il sacerdote calabrese Gabriele Barrio di Francica, nel 1571, nella sua opera “Antichità e luoghi della Calabria”, associa alla città di Belvedere "ab aere blando, salubrique dictum" che "il volgo la chiama Beldere". Gli albori dell’urbanizzazione di Belvedere risalgono all’edificazione della roccaforte sulla parte più alta del centro. I Normanni, giungendo sul colle, edificarono dapprima la fortezza sul costone
Description via ArCo, Italian Ministry of Culture. Coordinates and heritage data from the Atika atlas.
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