Precacore è l'antico nucleo di Samo. Il borgo, oggi disabitato, e l'attuale abitato di Samo, si fronteggiano, divisi dal vallone Santa Caterina. L'antico centro è facilmente raggiungibile con una passeggiata seguendo un sentiero che si inerpica sui fianchi del pendio sul quale insistono i ruderi delle case che componevano le città, costruite sul limite di precipizio. L'edilizia che caratterizza l'abitato è composta da murature in pietre e mattoni, "rinzeppate" con frantumi di tegole; le coperture sono in tegole. Non vi sono delle strade, ma soltanto dei sentieri in terra battuta e ciottoli. Nel punto più alto del borgo sorgeva il castello, detto di “Pitagora”; vi restano tracce dei muri perimetrali che componevano l'edificio
Per alcune fonti l’origine del nome è legata ad una leggenda. Si narra che intorno al XV sec. la città venne distrutta da un violento nubifragio. Una donna, che apparteneva ad un nobile casato, in un momento di grande dolore, (poiché perse il duca, suo marito, e sette figli) pare che affacciandosi da un ripiano abbia esclamato "o mamma, o mamma, nel vedere la mia Samo cosi distrutta, dal dolore mi crepa il cuore". Verso il 1600 il nome, da "Crepacuore" si tramutò in "Precacore". Altre fonti invece prediligono la dizione Pelicore o Percore, che deriverebbe da Perì kore, vicino al paese o città. Per altre fonti ancora, potrebbe richiamare le spaccature del terreno (dal calabrese crepari, spaccarsi). Intorno all’800 d.C. il centro di Samo (che prima si trov
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